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Per l'auto elettrica arriveranno 4,7 milioni di punti di ricarica
Mobilità sostenibile
Per l'auto elettrica arriveranno 4,7 milioni di punti di ricarica
Questa la previsione di Pike Research tra cinque anni a livello mondiale. Ma uno studio inglese avverte: l'energia deve provenire dalle rinnovabili per diminuire l'inquinamento complessivo
10 Giugno 2010
Che le case automobilistiche stiano investendo sempre di più sull’auto elettrica è una certezza; meno sicura è la portata di questa rivoluzione ai fini di una mobilità realmente sostenibile. Quante stazioni di ricarica serviranno a livello mondiale per alimentare tutti i veicoli? Quali aziende guideranno il mercato delle batterie? Infine: come fornire l’elettricità a milioni di automobili? Secondo un recente studio di Pike Research, nei prossimi cinque anni sorgeranno almeno 4,7 milioni di punti di ricarica in tutto il mondo, di cui circa un milione negli Stati Uniti. Entro il 2015, afferma l’istituto di ricerca americano, si venderanno complessivamente più di tre milioni di auto elettriche o ibride.

Anche la Cina vara gli sconti per i mezzi ecologici
«I vari governi sono concentrati sul realizzare le infrastrutture indispensabili per un numero rilevante di veicoli ecologici», ha commentato l’analista John Gartner. Tale sviluppo prenderà due direzioni: negli Stati Uniti prevarranno i punti di ricarica installati nelle abitazioni (grazie alla capillare diffusione dei garage privati), mentre gli altri Paesi dovranno finanziare maggiormente le stazioni pubbliche. Anche la Cina ha mosso i primi passi: come riferisce Reuters, Pechino ha lanciato nei giorni scorsi degli incentivi per acquistare auto elettriche, rivolti soprattutto ai costruttori locali come Byd, Chery e Geely. L’obiettivo è produrre tra 500mila e un milione di mezzi elettrici entro il 2015, sapendo che in questo mercato ancora acerbo, la Cina potrebbe competere rapidamente con le principali case automobilistiche internazionali. Pechino non ha specificato se gli sconti varranno anche per le auto ecologiche di marche straniere, come la Leaf di Nissan, ma sarebbero in buona parte vanificati dalle tasse sull’importazione.

Con l'auto elettrica diminuisce l'inquinamento?
C’è poi uno studio inglese della Royal Academy of Engineering che ha provato a calcolare l’impatto su vasta scala dell’auto elettrica, chiedendosi se sarebbe possibile alimentare alcuni milioni di mezzi ecologici in Gran Bretagna diminuendo l’inquinamento complessivo. A prescindere dai problemi più dibattuti - durata e costi delle batterie, disponibilità delle stazioni di ricarica e distribuzione dell’energia a tutti i nuovi punti allacciati alla rete - la ricerca evidenzia una possibile contraddizione: che per muovere i mezzi elettrici occorra utilizzare energia prodotta con le fonti tradizionali. «Se la maggior parte dell’energia in Gran Bretagna arriva ancora da gas e carbone, è irrisoria la differenza tra un’auto elettrica o una piccola utilitaria dai consumi ridotti», ha spiegato il professor Roger Kemp.

Una politica più integrata
La rete elettrica esistente potrebbe garantire il pieno alle future auto verdi (almeno per il 10% dell’attuale parco circolante europeo secondo Eurelectrics) ma questa è solo una faccia della medaglia. Perché ci sia un beneficio effettivo per l’ambiente, bisogna che l’elettricità per le auto provenga da fonti rinnovabili. La politica della mobilità sostenibile, suggerisce lo studio inglese, dovrebbe coprire un raggio più ampio: non solo incentivi per le auto e realizzazione dei punti di ricarica, ma anche sviluppo delle reti intelligenti e coordinazione tra utilities per sfruttare nel miglior modo possibile l’energia pulita (eolica, solare e di altre fonti). Per esempio, i contatori elettronici che si vorrebbero installare in tutte le abitazioni, dovrebbero includere una funzione per gestire la ricarica dei veicoli elettrici.
 
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