
- Eolico, l'Ue finanzia un piano per potenziare le reti
- Anche la Francia sale sul carro dell'eolico offshore
- L'eolico gira lento in Europa: autorizzazioni in 42 mesi
- Fotovoltaico, nel 2010 ci sarà più offerta che domanda
- Il solare termodinamico garantirà il 15% dei consumi europei
- Troppi attori nella filiera del solare
1/Le linee guida della lobby eolica
L’associazione europea dell’eolico (Ewea, European wind energy association) prevede investimenti complessivi pari a circa sei miliardi di euro fino al 2020, arrivando a soddisfare il 20% dei consumi elettrici degli Stati membri con 230 Gw di potenza installata e creando 250mila nuovi posti di lavoro. Quasi un miliardo e mezzo servirà per il triennio 2010-2012, di cui la metà proveniente dal settore privato, il 17% dai governi nazionali e il 31% da fondi europei. Anche se, come ha dichiarato Christian Kjaer, direttore dell’Ewea, «La sfida è per la Commissione europea che dovrà elaborare un piano per garantire il suo contributo. Altre regioni del mondo stanno investendo significativamente nella ricerca pubblica, più di quanto stia facendo l’Ue. Rimane da vedere come l’Ue darà il suo contributo».
La lobby del vento intende concentrare questo budget in tre aree: nuove turbine, tecnologia offshore e integrazione delle reti. In particolare, l’industria eolica dovrà sperimentare generatori sempre più potenti, tra dieci e venti Mw di potenza, oltre a migliorare la resa energetica e diminuire i costi di manutenzione delle turbine esistenti. Dovrà, inoltre, proseguire i test per costruire centrali offshore, considerate la punta di diamante per l’eolico del futuro. Un altro capitolo riguarderà il collegamento tra impianti eolici e reti elettriche, eliminando i colli di bottiglia che frenano le rinnovabili. Bisognerà quindi aumentare la coordinazione tra utilities, con procedimenti e dispositivi elettronici capaci di gestire la nuova energia prodotta.
2/Gli obiettivi dell'industria solare
Passando al fotovoltaico, l’associazione europea del settore (Epia, European photovoltaic industry association), stima un impegno economico pari a 1,2 miliardi di euro nel triennio 2010-2012. Circa il 60% di questa somma arriverà dalle industrie, mentre per il restante 40% bisognerà attingere da fondi europei o dei singoli Paesi. L’obiettivo al 2020 è garantire con l’energia solare il 12% della domanda elettrica degli Stati membri. Come per l’eolico, ci sono tre aree di assoluta priorità per gli investimenti a breve termine: ridurre i costi dei pannelli aumentando al contempo la loro efficienza, introdurre nuovi prodotti e soluzioni per il fotovoltaico integrato negli edifici, semplificando le installazioni e diminuendo i costi e, infine, sviluppare la tecnologia del solare a concentrazione.
Anche l’Epia sollecita la Commissione europea a prevedere tempestivamente l’adeguato supporto economico per il piano solare. «Mentre il Set Plan è in discussione da ormai tre anni - afferma una nota dell’associazione - altri governi in Asia e negli Stati Uniti continuano a finanziare le attività di ricerca e sviluppo. Ciò si traduce in un abbassamento dei costi di produzione». Tuttavia, la ricerca tecnologica non basta. Gli incentivi pubblici (tariffe feed in) sono indispensabili per assicurare una crescita stabile; l’Europa deve riuscire a incrementare la sua capacità produttiva, ricorrendo alle economie di scala.


















