Ricerche
Le fonti fossili ricevono sussidi per 550 miliardi di dollari l'anno
Gli incentivi pubblici sono erogati soprattutto dai paesi emergenti
10 Giugno 2010
Spesso le fonti rinnovabili sono accusate di costare troppo alla collettività tra finanziamenti e fondi vari. In realtà nel mondo ogni anno si spendono oltre 550 miliardi di dollari l'anno di sussidi pubblici per finanziare le fonti fossili. La stima non arriva da una associazione ambientalista ma da una ricerca dell'Agenzia internazionale sull'energia (Iea), segnalata dall'Agenzia Apcom. Gli incentivi spesso servono a tenere bassi i prezzi dei carburanti o a limitare i costi a favore delle imprese locali. Tagliare questa voce di spesa, come del resto si sono impegnati a fare i leader mondiali, garantirebbe dei benefici "concreti e rapidi", ha osservato Fatih Birol, capo economista dell'ente parigino, come la riduzione dei consumi e delle emissioni di CO2.
Il taglio dei sussidi pubblici a carburanti e fonti di energia fossili, come il petrolio, era stato concordato lo scorso anno al G20, che raggruppa i grandi paesi avanzati, i giganti emergenti come Cina e India e alcuni player di primo piano dell'energia, come l'Arabia Saudita. Secondo la Iea sono proprio i paesi emergenti, oltre ai produttori di greggio, coloro che spendono di più su questa voce: i 557 miliardi di dollari stimati sul 2008, l'ultimo anno pr cui sono disponibili dati, corrispondono alle spese effettuate da 37 grandi paesi emergenti, tra cui Iran, Russia, Arabia Saudita, India e Cina.