L'invio dell'energia, che avrebbe il vantaggio di essere prodotta per 24 ore al giorno senza problemi di nuvole o notte, sarebbe affidato a un'antenna di 20 chilometri di diametro guidata da un laser che eviterebbe di colpire 'obiettivi' diversi dai ricevitori posti sulla Terra. Secondo il progetto, una centrale simile fornirebbe elettricità sufficiente a tutto il pianeta, con l'unico problema i tempi di realizzazione, stimati intorno ai 100 anni. In molto meno tempo invece, in circa 30 anni, si potrebbero avere delle centrali solari nello spazio vicino alla Terra. A costruire queste strutture sarebbe un consorzio, sempre nipponico, che ha già pianificato di investire nel progetto 21 miliardi di dollari.
«Si tratta di progetti molto futuristici, che però hanno come minimo il problema dei costi - afferma Mauro Vignolini, esperto di energia solare dell'Enea - portare il materiale nello spazio e spedire l'energia sulla Terra avrebbero costi altissimi, mentre la tendenza attuale e' ridurre le spese per far diventare l'energia solare una seria alternativa alle fonti fossili». Secondo l'esperto il futuro in questo campo non è la Luna, ma l'Africa: «Il progetto più rilevante in questo campo è Desertec, sviluppato in Germania con la partecipazione dell'Enel - continua Vignolini - che prevede grandi impianti solari a concentrazione in Africa e il successivo trasporto di energia in Europa. I deserti danno il vantaggio di avere grandi superfici libere e grande insolazione tutti i giorni».


















