Come funziona
È quindi un impianto solare termodinamico, capace di convertire l'energia solare in vapore; tuttavia, al posto di attivare delle turbine producendo elettricità, la Nolaris pensa di trasformare il vapore in idrogeno (trasportabile a terra in speciali contenitori), per risolvere il problema di collegare le isole alle reti elettriche. Tra i principali vantaggi dell'isola, c'è la possibilità di ruotare facilmente, seguendo i movimenti del sole per garantire agli specchi la migliore inclinazione rispetto ai raggi, senza i dispositivi (molto costosi) che fanno girare i singoli pannelli nelle centrali classiche. L'azienda svizzera, come si apprende dal suo sito internet, sta costruendo il primo prototipo di questa tecnologia negli Emirati Arabi. L'isola, con un diametro di 80 metri, è in realtà sistemata sulla terraferma, su un piccolo specchio d'acqua. La potenza di picco è pari a 0,5 Mw; Nolaris prevede una produzione annuale di energia di circa 1,2 Gwh. L'azienda pensa di poter costruire, in futuro, isole molto più estese, generando energia a un prezzo inferiore rispetto al fotovoltaico tradizionale e alle altre fonti rinnovabili come l'eolico, poiché i costi di costruzione e manutenzione sarebbero particolarmente convenienti.
Solare termodinamico, un altro progetto negli Emirati
Il solare a concentrazione nel Medio Oriente conta anche il progetto per un impianto da 768 specchi parabolici che Total, la spagnola Abengoa e Masdar (società per le rinnovabili del governo di Abu Dhabi) vogliono costruire negli Emirati Arabi. La centrale Shams - come riferisce l'agenzia Apcom - coprirà una superficie di 2,5 km quadrati con una potenza di cento Mw e un investimento complessivo di almeno 600 milioni di dollari.



















