
Questi dati parlano da soli sull'attitudine eco-sostenibile delle imprese e l'impressione è confermata dal fatto che le decisioni d'investimenti green sono strettamente legate alla loro convenienza economica: il 47% delle aziende italiane dichiara che investirebbe in attrezzature per ridurre le emissioni di Co2 solo se i costi fossero inferiori o uguali a quelli tradizionali. L'80% afferma esplicitamente che se il governo offrisse incentivi fiscali per gli investimenti in attrezzature ad elevata efficienza energetica o con ridotte emissioni di Co2, le imprese incrementerebbero significativamente i propri investimenti green.
Ciononostante, c'è un rovescio della medaglia positivo, dato dal fatto che il 41% delle imprese italiane (sopra la media globale del 38%) dichiara comunque di aver investito in attrezzature ad alta efficienza energetica, mentre il 58% ha adottato una strategia di investimento in strumenti con ridotte emissioni di Co2.
L'indagine di Regus evidenzia che le piccole imprese incontrano le maggiori difficoltà nel perseguire obiettivi di eco-sostenibilità: in Italia, solo il 13% effettua il monitoraggio della propria carbon footprint rispetto a più del doppio (38%) delle grandi imprese. Anche il livello reale e previsto di investimenti green si colloca qui sotto la media. Mauro Mordini, Country Manager di Regus Italia, ha così stigmatizzato la situazione del nostro Paese: “la diffusione di macchine/apparecchiature ad elevata efficienza energetica con ridotte emissioni di Co2 e delle iniziative di monitoraggio delude ancora per la ridotta entità, in particolare nelle piccole imprese. Eppure le piccole e medie imprese rappresentano la metà del fatturato del paese. Se il governo desidera seriamente perseguire i propri ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni globali di Co2 entro la metà del secolo, è necessario incentivare adeguatamente il cambiamento a tutti i livelli”.


















