
L'efficienza energetica, insomma, non ha regnato nell'ultimo quindicennio tra le aziende del settore; questo perché, come ha spiegato Riccardo Guidetti del Dipartimento di Ingegneria agraria dell'Università degli Studi di Milano, «In molte realtà i motori elettrici installati sono vecchi o comunque sottoutilizzati e dunque consumano di più. Spesso nei capannoni sono ancora presenti le vecchie lampade a incandescenza, che potrebbero essere sostituite da soluzioni a fluorescenza più adeguate. Altre volte sarebbe possibile implementare efficaci soluzioni di recupero termico o avviare un'autoproduzione con le energie alternative. Il vero problema è che molto spesso le aziende si limitano a pagare la bolletta e non hanno idea da che cosa dipendono effettivamente i propri consumi energetici».
Per avere una mappatura del proprio fabbisogno sarebbe d'obbligo effettuare un auditing energetico, così da sapere quanto ogni singolo frigorifero o impianto effettivamente consumi e, nel caso, intervenire per rimediare agli sprechi. Il traguardo ideale di questi studi interni, soprattutto per le imprese produttrici del mondo agricolo, è conoscere l'effettivo rapporto tra kwh consumati (o Co2 generata) e tonnellate di prodotto finito, così da poterlo comunicare al mondo esterno e magari ottenere adeguate certificazioni ambientali. Più difficile invece che questo tipo di informazioni arrivino al cliente finale della filiera agroalimentare: nel conto sarebbe necessario prendere in esame non soltanto i consumi e l'inquinamento derivanti dalla produzione, ma anche tutti i diversi passaggi della catena, quali produzione, trasporto, conservazione in celle frigorifere, ecc.
Anche la fase finale della filiera, ovvero la Grande distribuzione organizzata, può dare il suo contributo a un maggiore risparmio energetico: secondo uno studio Marks&Spencer citato da Roberto Zoboli, professore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, un'accorta politica di green building (autoproduzione elettrica, scelta materiali ecocompatibili, ecc.) può ridurre del 25% i consumi energetici dei centri commerciali e del 50% quelle di Co2. Un impegno in tal senso è stato preso dalla “Retail declaration on energy efficiency and renewable energy “ del maggio 2008, con la quale i principali nomi della Gdo europea (Carrefour, Ikea, El Corte Inglés, ecc.) si sono impegnati a ridurre del 20% i propri consumi energetici per metro quadro di superficie e a garantire il 20% del proprio fabbisogno energetico con le fonti rinnovabili (entro il 2020).


















