Il meccanismo dovrà garantire, seguendo gli standard fissati dell'esecutivo comunitario, un controllo dei criteri di sostenibilità dei biocarburanti, dal campo fino alla pompa di rifornimento. La decisione adottata da Bruxelles sulla certificazione, anche se fa ricorso a un sistema volontario, di fatto ne introduce l'obbligatorietà. I biocarburanti non etichettati sostenibili, infatti, potranno essere prodotti, importati, venduti, ma non saranno calcolati nel quantitativo che ogni Paese deve utilizzare per essere in linea con la direttiva sulle rinnovabili. Gli stati membri si sono infatti impegnati a usare entro il 2020 una quota del 10% di carburanti prodotti a partire da fonrti rinnovabili sul totale dei carburanti utilizzati nei trasporti; è logico dunque pensare che i sussidi, ancora indispensabili per sostenere il mercato, saranno destinati solo ai carburanti verdi che rientrano nei parametri comunitari.
Perfezionando il testo della direttiva sulle rinnovabili, Bruxelles non si è limitata a chiedere il sistema di certificazione. Ha anche puntualizzato, adottando criteri restrittivi , alcune caratteristiche sulla qualità dei terreno e le emissioni di gas ad effetto serra. Ha così chiarito che i biocarburanti non possono essere prodotti a partire da materie prime derivanti, per esempio, da foreste tropicali o da aree deforestate dopo il 2008, da paludi o da aree ad alta biodiversità. Sulla destinazione dei suoli Bruxelles ha precisato che le piantagioni di olio di palma non si possono considerare come foreste e quindi, se hanno sostituito delle foreste, producono olio non sostenibile. La Commissione difende però sostanzialmente l'olio di palma utilizzato per i biocarburanti dall'accusa di deforestazione: secondo la Ue solo il 4- 5% dei biocarburanti europei è prodotto con questa materia prima, sostiene, mentre il restante 95% è utilizzato nel settore alimentare e industriale.
Infine, la Commissione ha ribadito che soltanto i biocarburanti che permettono di ridurre in modo consistente le emissioni saranno considerati nel calcolo degli obiettivi nazionali: i carburanti verdi dovranno permettere di ridurre da subito del 35% le emissioni di gas ad effetto serra rispetto a quelle di diesel e benzina. Tale percentuale dovrà salire al 50% nel 2017 e al 60% nel 2018 per i nuovi impianti. Nel calcolo si terrà conto non solo della Co2, ma anche delle emissioni di metano e di protossido di azoto, gas ancora più dannosi.
Günther Oettinger, commissario europeo per l'Energia, ha affermato: «Negli anni a venire i biocarburanti saranno l'unica alternativa alla benzina e ai combustibili diesel utilizzati per i trasporti, che causano oltre il 20% delle emissioni di gas a effetto serra dell'Unione europea. Dobbiamo garantire che anche i biocarburanti siano sostenibili. Il nostro sistema di certificazione - il più rigoroso tra quelli esistenti - garantirà che i biocarburanti rispettino gli standard ambientali più severi e avrà ripercussioni positive anche su altre regioni del mondo, perché si applica anche ai biocarburanti importati».



















