
L'investimento nell'energia del vento, inoltre, potrebbe avere delle ricadute importanti sul fronte economico: secondo una stima Ewea sono possibili 250.000 nuovi posti di lavoro dall'eolico nei prossimi dieci anni in Europa. A fine 2009 gli occupati ammontavano a circa 192.000 unità, alle quali vanno aggiunte alcune decine di migliaia di persone cui le aziende europee settore danno lavoro al di fuori dei confini Ue. Secondo le previsioni entro i prossimi cinque anni i posti di lavoro saliranno a 280.000, mentre entro il 2020 potrebbero arrivare a 450.000. In pratica il settore potrebbe generare nella UE circa 450 nuovi posti di lavoro a settimana per i prossimi dieci anni. Secondo il direttore esecutivo della Ewea, Christian Kjaer, saranno soprattutto tre le attività che maggiormente contribuiranno allo sviluppo dell'occupazione: la realizzazione di impianti offshore, l'adeguamento delle reti elettriche e le attività di formazione di ingegneri e tecnici. In particolare la generazione di energia eolica offshore potrebbe arrivare a coprire nel medio termine fino al 10% della domanda elettrica europea, con un numero di occupati che entro il 2025 supererà quello degli occupati nell'onshore, per poi crescere ulteriormente. Tra vent'anni addirittura 6 posti di lavoro su 10 posti nell'eolico saranno generati dagli impianti in mare.
Anche in Italia sono in programma diverse iniziative per celebrare l'European Wind day; il calendario completo è disponibile sul sito http://www.anev.org/ . Attualmente gli impianti eolici installati nel nostro Paese hanno una potenza di oltre 5mila Mw e una produzione di 6,7 Twh. Proprio in questi giorni, intanto, iniziano a circolare le prime indiscrezioni sul piano d'azione sulle fonti rinnovabili che l'Italia dovrà comunicare a Bruxelles entro fine mese. Nel corso di un convegno organizzato da Anev, Sara Romano, direttore generale del ministero dello Sviluppo Economico ha anticipato i dati del piano del Governo. Nel documento, che indica il dettaglio di come l'Italia vuole raggiungere l'obiettivo comunitario al 2020, si prevede un obbligo del 29 % di produzione elettrica da fonti rinnovabili sul fabbisogno totale. Per quanto riguarda l'eolico, per il 2020 il Governo ipotizza una capacità di 16.000 Mw, in linea con la previsione dello studio Anev pubblicato nel 2007. Il documento governativo prevede anche proposte di stabilizzazione del sistema di incentivazione e di integrazione dello sviluppo infrastrutturale.
Lo sviluppo del mercato eolico in Italia è però ostacolato da una serie di fattori, elencati da Luciano Pirazzi, segretario scientifico dell'Anev, all'Agenzia Ansa: «Innanzitutto ci sono le difficoltà burocratiche e amministrative, ma questo è un male lamentato un po' in tutti i paesi europei. Comunque in Italia per avere un permesso per un impianto eolico ci vogliono mediamente 3- 4 anni. Poi c'é il problema di un a rete elettrica ancora insufficiente per assorbire tutta l'energia prodotta con il vento. Così dal 2008 si sono avuti casi di modulazione interrotta, che tradotto in pratica vuol dire che l'operatore della rete impone il blocco degli impianti eolici per evitare il surriscaldamento. La perdita di produzione provocata da questi arresti forzati del sistema può essere valutata nell'ordine del 10%».
Ma il mercato eolico in questi giorni è in subbuglio soprattutto per l'annunciato provvedimento governativo che eliminerà l'obbligo di acquisto dei certificati verdi in eccesso da parte del Gse. «In contraddizione con quanto stabiliscono altri decreti - ha aggiunto Pirazzi - la nuova misura elimina l'unico meccanismo di garanzia del sistema di sostegno alle energie rinnovabili. Se approvata farà crollare il valore dei certificati verdi con un effetto domino devastante. Ne risentiranno l'industria dell'eolico, i relativi investimenti in corso e l'occupazione ad essa connessa. Ciò vuol dire non solo mettere a rischio 25.000 posti di lavoro, attualmente garantiti in Italia dal mercato eolico e dal suo indotto, ma anche minare uno dei pochi comparti anticiclici che hanno consentito in questo periodo di crisi la crescita occupazionale del paese».



















