«Nel nostro paese gli incentivi alle rinnovabili sono i più alti d'Europa - dice Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia durante un convegno organizzato al nucleo idroelettrico di Terni dalla E.ON - ma le attuali incertezze rappresentano un ostacolo per il mercato. L'attuazione dell'art 45 minerebbe un meccanismo, quello dei certificati verdi, che in qualche modo funziona e garantisce, grazie al riacquisto di quelli invenduti da parte del Gse, che il loro prezzo non possa scendere oltre una certa soglia. Il non riacquisto dei certificati in eccesso farebbe venir meno la sicurezza dei ricavi da parte di chi investe».
Anche secondo Francesco Ferrante, responsabile politiche e cambiamenti climatici del PD, l'art 45 della manovra rischia di “tagliare le gambe agli imprenditori che hanno investito nelle rinnovabili”.
La spesa nel 2009 per incentivi alle rinnovabili, secondo quanto si legge nella ricerca presentata da Nomisma Energia e Legambiente sul futuro delle rinnovabili in Italia, è stimata in 1,8 miliardi di euro e potrebbe arrivare a 5 miliardi nel 2010. In questo modo l'incidenza media degli incentivi alle rinnovabili sulla bolletta elettrica del consumatore finale passerebbe dall'attuale 4% al 9% al 2020: una spesa, secondoTabarelli, sostenibile dalle famiglie italiane.
Tra i temi caldi emersi, rientra anche l'iter autorizzativo che rappresenta un ulteriore ostacolo alla diffusione delle rinnovabili per raggiungere quel famoso 17% di consumi finali di energia verde. Da parte sua Sebastiano Serra, della direzione generale per la ricerca ambientale e lo sviluppo del ministero dell'Ambiente, assicura che verranno definite, nel quadro delle linee guida del nuovo piano energetico, le aree “non idonee” per le autorizzazioni e verranno applicate regole diverse in base alle dimensioni degli impianti, avviando anche un piano di partner sharing regionale.


















