
- I numeri del nucleare europeo
- La Iea promuove il ritorno dell'Italia al nucleare
- Il calo del fabbisogno elettrico può rendere inutile il nucleare
- Prova a riattivarsi la filiera italiana del nucleare
- A 24 anni da Chernobyl Legambiente contesta il ritorno al nucleare
- Sgravi e sconti in bolletta per far digerire il nucleare
Il traguardo potrebbe sembrare ambizioso ma in realtà, evidenzia la Iea, si tratterebbe di seguire nei prossimi 40 anni lo stesso ritmo di costruzione che fu raggiunto negli anni Settanta e Ottanta, quando tra l'altro le capacità tecniche e costruttive erano estremamente inferiori rispetto ad oggi. Il maggior contributo a questo rinnovato boom nucleare arriverebbe dai paesi emergenti: in particolare la Cina è destinata a passare dall'attuale 3% della capacità nucleare installata a livello globale al 27% del 2050. Anche l'India aumenterà in maniera significativa la propria potenza (dal 2 all'11% della torta complessiva).
La conseguenza è che, nonostante i progetti avviati in molti paesi occidentali, tra cui l'Italia, il peso dei paesi Ocse sull'energia nucleare è destinato a scendere dall'attuale 80% della capacità installata a meno del 50% nel 2050. Secondo la roadmap l'atomo diventerebbe per quella data la principale fonte elettrica al mondo (sorpassando carbone, gas naturale e idroelettrico), offrendo un contributo importantissimo al taglio della Co2 del 50% rispetto alla situazione attuale. Infatti, anche se poco noto, il nucleare è (insieme all'idroelettrico e alle altre rinnovabili) l'unica fonte energetica a basse emissioni di carbonio: i 436 reattori in funzione nel 2009 evitano l'emissione di 2,9 miliardi di tonnellate di gas serra l'anno rispetto a una generazione a carbone.
Per arrivare a questo sviluppo, però, sarà indispensabile incrementare la produzione della materia prima su cui si basa il nucleare, ovvero l'uranio: già dall'inizio degli anni '90 l'estrazione annuale di questo metallo garantisce soltanto i 2/3 delle necessità dei reattori nucleari (circa 68.000 tonnellate annue), fattore che ha determinato una crescita dei prezzi negli ultimi anni. Le centrali atomiche di tutto il mondo sinora hanno fatto ricorso alle scorte dei decenni precedenti e al riciclo del materiale già utilizzato, ma la corsa al nucleare prevista dalla Iea impone un aumento della produzione di uranio, che potrebbe passare dalle attuali 55.000 tonnellate annue alle 100.000 del 2015 grazie, soprattutto, al contributo di paesi come Australia, Canada, Kazakistan, Namibia, Niger, Russia e Sudafrica.
In ogni caso lo scenario descritto sinora non sarebbe neppure il più ottimista: secondo un'altra roadmap elaborata dalla Iea (Blue high nuclear scenario) il nucleare potrebbe addirittura arrivare a produrre il 38% dell'elettricità mondiale, favorendo una diminuzione dei costo di generazione elettrica dell'11% rispetto all'ipotesi più prudenziale. A frenare la corsa dell'atomo, avverte la Iea, potrebbero essere però i problemi politici e finanziari: soprattutto nei paesi che stanno lanciando o riattivando un programma nucleare i governi devono giocare un ruolo attivo per catalizzare gli investimenti privati, magari anche attraverso la concessione di prestiti e incentivi.
«L'energia nucleare - ha dichiarato il direttore esecutivo dell'Agenzia, Nobuo Tanaka - è una delle tecnologie chiave di energia a basso tenore di carbonio che possono contribuire, insieme all'efficienza energetica, alle energie rinnovabili e alla cattura e stoccaggio della Co2, alla decarbonizzazione dell'approvvigionamento di elettricità entro il 2050».
«Il nucleare - ha aggiunto il direttore generale Luis Echávarri - è già una delle principali fonti di energia a basso contenuto di carbonio di oggi. Se saremo in grado di affrontare le sfide alla sua ulteriore espansione, il nucleare ha il potenziale per giocare un ruolo maggiore nella riduzione delle emissioni di Co2 ».


















