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Il mercato mondiale, evidenzia la ricerca, è dominato da grandi gruppi prevalentemente tedeschi, americani e giapponesi, ma la competizione tra nazioni e imprese si sta facendo sempre più accesa, con una forte crescita da parte dei paesi emergenti, come Cina e India, dove i prezzi sono più competitivi e la qualità produttiva è in costante miglioramento. In questo scenario l'industria italiana si rivela più forte nelle tecnologie tradizionali, con posizioni di leadership nell'idroelettrico, nel geotermico e nella produzione di componenti di nicchia ad alto valore tecnologico, quali riduttori e inverter.
Il comparto però «registra pesanti ritardi in settori più innovativi quali fotovoltaico ed eolico, dove è poco presente nelle principali componenti a valore aggiunto». Il processo di deindustrializzazione degli anni 80 e 90 ha inoltre particolarmente colpito le imprese elettromeccaniche italiane, ma il Sistema Italia, evidenzia il rapporto, sta cercando di colmare il gap con i principali competitor con investimenti in ricerca e sviluppo. Le difficoltà nello sviluppo delle energie alternative però non mancheranno: a questo proposito lo studio cita le carenze della rete nelle regioni meridionali, che sta portando già oggi «a notevoli problematiche che si concretizzano in un crescente numero di disconnessioni e in differenze nel prezzo dell'elettricità molto consistenti tra le diverse aree del Paese».
Per ottenere un'efficace integrazione, alla rete delle rinnovabili sono indispensabili obiettivi regionali chiari, interconnessioni con l'estero e lo sviluppo delle smart grid. In Italia, denuncia inoltre l'Oir, il finanziamento dei progetti nelle rinnovabili incontra difficoltà per un quadro regolatorio in continuo mutamento, lungaggini burocratiche nelle fasi autorizzative e zone d'ombra che in molti casi circondano lo sviluppo iniziale dei progetti. «In conclusione - ha dichiarato Andrea Gilardoni - direttore dell'Osservatorio - la dinamica competitiva sempre più spinta del mercato mondiale delle rinnovabili rende necessaria per il Sistema Italia l'implementazione di politiche di promozione e valorizzazione dell'industria italiana all'estero. Non si tratta di un ritorno al protezionismo, ma di misure organiche atte a valorizzare pienamente la qualità delle produzioni e a rimuovere barriere e pratiche scorrette che troppo spesso sono presenti nel commercio internazionale. Sono inoltre necessari numerosi investimenti sulla rete, specie nelle regioni del Sud d'Italia, ed è importante rendere il quadro legislativo e regolamentare il più chiaro e stabile possibile».


















