
Perchè l'atomo italiano è ancora bloccato
Peccato, però, che la situazione rimanga bloccata in almeno altri due punti di fondamentale importanza. Innanzi tutto, continua a mancare l’Agenzia per la sicurezza nucleare. In teoria, entro il 15 novembre del 2009, un decreto legislativo avrebbe dovuto definire lo statuto dell’Agenzia, preludio alla sua nascita e all’avvio delle attività. In pratica, è il vuoto più totale. In secondo luogo, il Governo avrebbe dovuto varare il suo piano nucleare entro tre mesi dall’otto marzo scorso (quindi il termine è appena scaduto), collaborando con l’Agenzia che però non ha ancora visto la luce. Regna l’incertezza sulle regole, sui costi e i benefici del progetto nucleare italiano, sulla scelta dei siti dove costruire le future centrali. Gli obiettivi sono tuttora nebulosi e costringono le industrie interessate all’atomo a una snervante attesa.
Serve maggiore velocità
Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha immediatamente domandato al premier Berlusconi di accelerare le procedure per costituire l’Agenzia. Analoga preoccupazione per il presidente dell’Associazione italiana nucleare, Enzo Gatta: «Mi auguro che il Governo proceda a una rapida approvazione dei provvedimenti necessari al varo dell'Agenzia per la sicurezza, condizione indispensabile per l'avvio dei procedimenti autorizzativi e il decollo degli investimenti del sistema industriale». Riuscirà il Governo a far partire i lavori per la prima centrale nel 2013? Gli ingranaggi sono tutti da oliare, nonostante il via libera della Corte costituzionale.


















