
Rispetto al Piano per le rinnovabili (presentato recentemente dal Governo per raggiungere l'obiettivo europeo del 17% di consumi energetici da fonti pulite) le associazioni ambientaliste propongono diversi scenari alternativi. Il primo, denominato verde, prevede che le energie rinnovabili riescano a produrre al 2020 152 Twh nel solo comparto elettrico (contro i 119 Twh indicati dal Governo) e arrivare nel complesso a garantire 28 Mtep di energia primaria, contro i 22,3 Mtep stimati dal Piano d'Azione. Se i consumi finali di energia elettrica dell'Italia si attestassero nel 2020 a 366 Twh, così come stimato dal Governo nel Piano d'azione, le rinnovabili potrebbero così coprire il 41,5% del consumo finale di elettricità già nel 2020. Se invece il nostro paese riuscisse a contenere la crescita dei consumi elettrici la quota delle energie alternative salirebbe addirittura al 45%.
«Tutti gli studi mostrano come l'Italia abbia le potenzialità per fare delle rinnovabili il perno di una nuova politica energetica che permetta di ridurre la dipendenza dall'estero e l'utilizzo di fonti fossili», sottolinea una nota delle tre associazioni, secondo cui è anche possibile fare a meno delle importazioni di energia elettrica rinnovabile, al contrario di quanto previsto dal Piano governativo. Per raggiungere questi traguardi ci sarà però bisogno di strumenti adeguati, come interventi sulle reti elettriche, un quadro di regole certo per le autorizzazioni degli impianti e una maggiore chiarezza sugli incentivi.
«Fa bene il Piano a puntare sugli attuali incentivi, rivedendoli per ridurre sprechi e dare certezze agli investimenti - puntualizzano Legambiente, Wwf e Greenpeace -. Ci aspettiamo dal Governo coerenza rispetto a questi impegni a partire dai Certificati verdi, a cui l'attuale manovra economica toglie ogni futuro, dal Conto energia per il solare fotovoltaico e dalla detrazione del 55% per il solare termico che scadono a dicembre, su cui si continua a non avere certezze. Chiediamo inoltre al Governo di non ostacolare l'obiettivo europeo di riduzione dei gas serra di almeno il 30% entro il 2020. Al 2008 l'Europa aveva già ridotto le emissioni dell'11,3%, anche per effetto della crisi economica, quindi l'obiettivo di riduzione del 20% non fornisce una sufficiente spinta all'innovazione tecnologica e industriale, in quanto sarebbe un rallentamento del trend storico di riduzione della Co2».



















