
«Da un lato - ha spiegato l'avvocato Lucia Bitto, legal advisor di Aper - la Regione avrebbe in animo di inserire nel proprio Piano paesaggistico un aprioristico divieto di installare impianti a fonti rinnovabili in aree coperte da prati, pascoli e arbusti. Dall'altro, essa intenderebbe estendere la disciplina della verifica di Via ben oltre lo spazio di intervento attribuito alle Regioni dalla normativa nazionale. Tutto ciò si tradurrebbe in ostacoli diretti e indiretti all'accesso al mercato di riferimento che l'Antitrust ha recentemente stigmatizzato».
Più nel dettaglio, la Giunta Regionale pugliese ha recentemente approvato la proposta di Piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr) le cui norme tecniche di attuazione contengono elementi che secondo i produttori potrebbero ostacolare non poco la costruzione di nuovi impianti eolici. Si tratta, in concreto, dell'articolo 67 che vieta, nelle aree classificate “Prati e pascoli naturali” e “Formazioni arbustive in evoluzione naturale” «la realizzazione di impianti … per la produzione di energia fatti salvi gli impianti integrati e a servizio di immobili esistenti». Secondo l'Aper , poiché larga parte del territorio pugliese è costituito da prati, pascoli e formazioni arbustive, il piano potrebbe provocare un arresto alla diffusione degli impianti da energia alternativa nella Regione, che in questi anni è stata tra le più avanzate anche nello sviluppo del fotovoltaico.
Molta confusione regna anche sulle procedure autorizzative: lo scorso marzo la Consulta aveva infatti dichiarato incostituzionale la legge regionale 31/08 della Regione Puglia, che consentiva la costruzione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili fino alla potenza di 1 Mw, compresi gli impianti eolici, mediante la semplice Dia (denuncia di inizio attività). La Corte costituzionale aveva cassato la possibilità per le regioni di derogare a quanto stabilito dalla tabella A del D. Lgs. n. 387/2003, ovvero la normativa nazionale.
Questa volta, invece, nonostante la sentenza, il legislatore pugliese sembra intenzionato a varare una legge più restrittiva di quella statale: un recente disegno di legge in materia di procedure ambientali (screening e Via) di modifica della legge Regione Puglia n. 11/2001 prevede la riduzione del 50% (da 1 Mw a 0,5 Mw) la soglia nazionale di assoggettabilità a screening degli impianti non termici che producono energie da fonti rinnovabili. L'Aper ricorda invece come «appartiene allo Stato la fissazione dei livelli, non derogabili, neanche in senso più rigoroso, dalle Regioni, quando gli stessi sono il frutto di un bilanciamento con altri interessi, di rilievo unitario, rientranti nella competenza anche statale (come nel caso della produzione di energia affidata alla competenza legislativa concorrente, ai sensi dell'articolo 117, terzo comma Cost.)».


















