Ricerca
Sperimentato un nuovo compost per l'energia dai rifiuti
Il bioessiccato Amabilis, progettato dall'Università Bicocca di Milano, garantisce rendimenti superiori ai combustibili tradizionali
06 Luglio 2010
Se tutti i rifiuti residui della raccolta differenziata italiana, circa 20 milioni di tonnellate l'anno, fossero bruciati attraverso procedimenti di nuova generazione, sarebbe possibile produrre oltre 20.000 Gwh elettrici, pari al 6% circa del consumo nazionale di elettricità. È quanto sostengono gli inventori di una nuova tecnica di trattamento dei rifiuti basata sulla creazione di un composto chiamato bioessiccato Amabilis. Il processo, segnalato dall'Agenzia Apcom, è stato sperimentato con successo per tre anni dal dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio dell'Università di Milano Bicocca in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano, i Politecnici di Milano e Torino, l'Università Federico II di Napoli, l'Università di Genova, l'Università di Pavia e la società Ecodeco (Gruppo A2A).
Le emissioni prodotte dal bioessicato sono risultate meno dannose rispetto a quelle prodotte dai tradizionali combustibili da rifiuto utilizzati nei tradizionali termovalorizzatori. Grazie al nuovo sistema di gestione studiato dalla ricerca, il rendimento di produzione di elettricità da rifiuti potrebbe salire dal 27-29% degli impianti convenzionali a circa il 40% per un termo-utilizzatore di grande taglia (capacità di trattamento 500mila tonnellate di rifiuti all'anno). La ricerca è stata condotta in sette impianti di smaltimento dei rifiuti della società Ecodeco localizzati nelle province di Milano, Lodi e Pavia. Più precisamente, gli impianti interessati sono gli Its (Intelligent transfer station) di Lacchiarella (Milano), Montanaso (Lodi), Corteolona (Pavia) e Giussago (Pavia), il bioreattore di Corteolona e i due Termovalorizzatori di Corteolona e Giussago.