
Non meno importante l'intervento comunitario in materia di edilizia, considerato che circa il 40% dell'energia viene consumata dagli edifici (tenuto conto anche della catena dei materiali): la nuova direttiva, che entrerà in vigore il prossimo 9 luglio, prevede che entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere “a energia quasi zero”, cioè ad altissima prestazione energetica, in cui il fabbisogno sarà coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili. Questa normativa, secondo Corazza, potrebbe garantire 120 miliardi di euro l'anno di risparmio energetico e la creazione di circa mezzo milioni di posti di lavoro entro il 2020. Anche in un altro settore di cui si dibatte molto, ovvero quello automobilistico, la Ue è intervenuta con una direttiva che ha definito le linee guida per le vetture del futuro, in particolare per i modelli elettrici. «Sino al 2020 le auto elettriche e simili non varranno più del 5% del mercato automobilistico, ma nel decennio successivo lo scenario cambierà notevolmente anche per la pressione dei paesi emergenti», ha sintetizzato il rappresentante della Commissione europea.
L'azione comunitaria, insomma, è orientata a 360 gradi su tutti gli aspetti dell'economia verde; il dibattito italiano, al contrario, è quasi unicamente concentrato sulle energie rinnovabili e sui loro costi. Paolo Peroni, dello Studio Roedl & Partner, ha illustrato le ultime indiscrezioni sul nuovo Conto Energia, di cui da mesi gli operatori del fotovoltaico attendono l'emanazione: il testo dovrebbe prevedere l'addio alla tripartizione sull'integrazione architettonica degli edifici, sostituiti da una più semplice distinzione tra impianti su edifici e a terra. Le tariffe incentivanti saranno decrescenti rispetto alla potenza nominale dell'installazione. In particolare la diminuzione riguarderà gli impianti superiori a 1 Mw, ma la riduzione degli incentivi sarà comunque consistente, compresa tra il - 9 e il - 25%. «Il taglio è coerente con il decremento dei prezzi dell'impiantistica - ha spiegato Peroni - ma dopo il varo del nuovo Conto Energia i margini per Mwh saranno inferiori. Questo potrebbe accelerare la tendenza già in atto alla costruzione di impianti più grandi».
La speranza è che questa nuova tornata di incentivi pubblici, criticati da più parti, possano servire allo sviluppo di una solida economia verde, capace anche di generare nuovi posti di lavoro. Questa aspettativa è stata parzialmente disattesa dall'intervento di Serena Rugiero, coordinatrice Osservatorio Energia e innovazione Ires: «Nella green economy occorre innanzitutto distinguere tra occupazione lorda e netta, cioè al saldo della diminuzione di posti di lavoro in altri settori (come quello delle fonti fossili tradizionali) che la crescita delle rinnovabili potrebbe provocare. Da qui al 2020, in Italia, secondo le stime più ottimistiche, l'occupazione aggiuntiva lorda della Green economy potrebbe essere di 250.000 unità, ma quella netta, in realtà, potrebbe essere molto inferiore, pari a circa 97.000 addetti».


















