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Raee, partenza con dubbi per l'uno contro uno
Normative
Raee, partenza con dubbi per l'uno contro uno
Tra obblighi e lacune, che cosa prevede il Decreto semplificazioni appena entrato in vigore per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche
07 Luglio 2010
Per una lavatrice o un televisore a tubo catodico il cosiddetto ritiro “uno contro uno” potrebbe diventare una faccenda un po’ più complicata rispetto alle previsioni. Con il Decreto semplificazioni entrato in vigore da qualche settimana, è scattato l’obbligo per tutti i commercianti di ritirare gratuitamente un vecchio elettrodomestico quando il cliente decide di acquistare un prodotto equivalente. Ciò dovrebbe far lievitare la raccolta dei Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), che già nel 2009 ha triplicato i numeri rispetto al 2008, passando da 65mila a 193mila tonnellate con una media di 3,2 kg per abitante, avvicinandosi così all’obiettivo nazionale di quattro kg.

Immaginiamo che nessuno avrà problemi a portare con sé uno spremiagrumi o un frullatore in negozio, al momento di comprarne uno nuovo. Lo stesso vale per tanti altri prodotti, come telefoni cellulari, calcolatrici, macchine fotografiche e così via. Per un vecchio televisore, molto pesante e voluminoso, un frigorifero o una lavastoviglie, invece, con tutta probabilità sarà il commerciante a dover recuperare l’oggetto da smaltire direttamente a casa nostra. Siamo sicuri, si è domandato Roberto Trefiletti di Federconsumatori Lombardia, durante un recente convegno sui Raee presso la Camera di commercio di Milano, che questo ritiro a domicilio sarà davvero gratis? Il sistema uno contro uno dovrebbe ridurre i rifiuti abbandonati nelle strade o dimenticati nelle soffitte, anche se rimangono molti punti da chiarire.

Ricordiamo che la raccolta dei Raee passa per i centri comunali, le cosiddette isole ecologiche che ricevono i rifiuti differenziati (come la plastica e la carta). Al distributore, per esempio un centro commerciale o un negozio di elettrodomestici, spetta l’onere di ritirare gli apparecchi obsoleti dai clienti e accumularli nei centri di raccolta. Sono invece i produttori a doversi accollare le spese per il trasporto dalle isole agli impianti e per il trattamento dei Raee, attraverso i quindici sistemi collettivi presenti in Italia sotto l’ombrello del Centro coordinamento Raee. Tuttavia, come ha evidenziato il suo presidente, Giorgio Arienti, proprio le isole ecologiche comunali rischiano di diventare l’anello debole della catena. Dal primo luglio, almeno 500 su 3mila centri di raccolta non potranno più accogliere apparecchi elettronici, perché non si sono adeguati in tempo ai nuovi criteri per gestire questo tipo di rifiuti.

Il Centro di coordinamento aveva chiesto più volte una proroga ma invano. Così rischia di bloccarsi sul nascere una parte consistente della raccolta dei Raee. Inoltre, mancano all’appello molti decreti attuativi: per esempio, bisognerà definire gli obblighi per le società che vendono i prodotti su internet o nelle offerte televisive. Come dovranno ritirare gli apparecchi usati dai propri acquirenti? Servirà pure un decreto per definire chi e come dovrà controllare l’applicazione del nuovo sistema, applicando eventuali sanzioni. Necessari anche tanti piccoli aggiustamenti, tra cui una maggiore flessibilità per trasportare i Raee dai negozi ai centri di raccolta per il successivo smaltimento. Il decreto prevede un deposito massimo pari a 3.500 kg e un invio mensile prescindendo dalla quantità accumulata: ma un rivenditore di piccole dimensioni, che riceve ogni mese un volume ridotto di Raee, non potrebbe spedire i suoi rifiuti meno regolarmente, risparmiando così sui costi di trasporto?
 
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