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Dimezzare la CO2 nel 2050 è una sfida possibile
Politiche ambientali
Dimezzare la CO2 nel 2050 è una sfida possibile
La Blue Map dell'Agenzia internazionale dell'energia spiega come abbattere del 50% le emissioni nei prossimi quarant'anni
13 Luglio 2010
Se l'energia fosse un quiz, da lascia o raddoppia potrebbe diventare lascia o dimezza, secondo le previsioni elaborate dall'Agenzia internazionale dell'energia (Iea, International Energy Agency) per il 2050. L'argomento è dei più spinosi: ridurre le emissioni di CO2 per frenare i cambiamenti climatici. L'agenzia sostiene che, rimanendo allo status quo senza nuove e più incisive politiche ambientali, tali emissioni raddoppierebbero tra quarant'anni rispetto ai livelli del 2005, passando da 30 miliardi di tonnellate a quasi sessanta. Invece nello scenario Blue Map, che somiglia un po' al migliore dei mondi (energeticamente) possibili, si potrebbe dimezzare l'inquinamento, scendendo a 14 miliardi di tonnellate. Arrivarci è utopia o un sogno realizzabile?

In mezzo a questi due traguardi così lontani c'è da inventare il mix energetico del futuro, tra tecnologie già mature e altre in via sperimentale, ma con una preoccupazione comune: bisogna agire in fretta. I progressi dell'economia verde a livello mondiale sono ancora troppo lenti e frammentari, nonostante i passi avanti compiuti negli ultimi anni. Il picco delle emissioni dovrà arrivare intorno al 2020, per poi diminuire progressivamente; altrimenti, affermano gli esperti, dimezzare la CO2 ci costerà molto più caro dei 316mila miliardi di dollari d'investimenti stimati dal 2010 al 2050 per la Blue Map (46 in più dello scenario “business as usual”).

Questa rivoluzione è possibile, riassume il rapporto Energy Technology Perspectives, a patto di far fruttare quei semi di “green economy” che molti Paesi hanno già iniziato a piantare; e senza dimenticare che, nonostante tutti gli sforzi, le fonti fossili continueranno a soddisfare quasi la metà (46%) della domanda di energia primaria tra quarant'anni. Per centrare l'ambizioso obiettivo del 2050 servirà un ventaglio di tecnologie. Il rapporto affida all'efficienza energetica una fetta consistente dei risparmi di CO2 (oltre il 40% del totale); gli impianti per la cattura e lo stoccaggio della CO2 taglieranno un altro 19% di emissioni rispetto al modello di riferimento, seguiti dalle fonti rinnovabili (17%) e dal nucleare (6%).

I consumi di carbone e petrolio dovranno calare in modo sensibile nel 2050 in confronto al 2007, rispettivamente -36 e -27 per cento. Il modello “business as usual” calcola, al contrario, un consumo di carbone più che doppio nel 2050 rispetto al 2007. Un punto di fondamentale importanza, evidenzia l'Agenzia, è abbattere le emissioni delle centrali che producono energia elettrica. Si tratta, in questo caso, di puntare su tutte le fonti alternative, più l'idroelettrico, il nucleare, il gas e il carbone con sistemi Ccs (carbon capture and storage).

Per capire l'enormità della posta in gioco, è sufficiente ricordare quanti impianti bisognerebbe aggiungere mediamente ogni anno fino al 2050: per esempio, 30 nuove centrali nucleari e 35 a carbone equipaggiate con tecnologia Ccs. Quasi metà dell'energia elettrica dovrebbe provenire dalle rinnovabili (ora siamo circa al 18% del totale). L'energia verde potrebbe giovare anche ai trasporti. Sempre nel 2050, i veicoli elettrici o ibridi dovrebbero coprire il 50% del mercato automobilistico. A guidare la rivoluzione energetica dei prossimi quarant'anni, però, non dovranno essere le nazioni più sviluppate bensì quelle emergenti. Cina e India dovrebbero assicurare quasi il 40% della riduzione della CO2 entro il 2050 come previsto dalla Blue Map. Piuttosto gravoso anche il compito per gli Stati Uniti, cui spetta l'11% del taglio complessivo della CO2 nel periodo considerato.
 
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