
Vantaggi e svantaggi
Giancarlo Giudici del Politecnico di Milano ha tracciato le opportunità e i rischi del mini idroelettrico in Italia (nel nostro Paese, rientrano in questa definizione gli impianti fino a tre Mw di potenza installata). Tra i punti di forza, c’è soprattutto una tecnologia matura e consolidata, che rispetto alle altre fonti rinnovabili come l’eolico e il solare, possiede un’efficienza energetica superiore, un minor costo per ogni kWh prodotto e può funzionare mediamente fino a 4mila ore l’anno, contro un massimo di 1.500 per l’eolico e 850 per il fotovoltaico. Inoltre, i costi per l’investimento iniziale e la manutenzione sono piuttosto contenuti, senza contare il minimo impatto ambientale sul paesaggio, a differenza delle dighe per le centrali di maggiori dimensioni. Tra i punti di debolezza, Giudici ha ricordato in primo luogo l’incertezza sugli incentivi, oltre alla lentezza delle autorizzazioni per i nuovi impianti, un male comune a tutte le rinnovabili in Italia.
Numeri a confronto
Quanto pesa l’idroelettrico nel nostro Paese? Secondo i dati del Politecnico, nel 2008 c’erano 17.600 Mw di capacità complessivamente installata. Osservando però il Piano nazionale d’azione per le rinnovabili, recentemente inviato a Bruxelles, si nota che il nostro Governo prevede un calo della potenza idroelettrica nel 2020, scendendo a 15.732 Mw. Saranno le centrali di capacità superiore ai dieci Mw a produrre meno energia (da 34.500 GWh nel 2005 a 28mila tra dieci anni), probabilmente perché diminuiranno i livelli dei bacini artificiali. Cresceranno invece gli impianti di piccola taglia, tra uno e dieci Mw, anche se non abbastanza da compensare le perdite di quelli maggiori. Il potenziale italiano nel mini idroelettrico, come ha ricordato Giudici, è di circa 2.500 Mw in più al 2020; questa tecnologia ha visto una crescita della potenza installata pari al 20% dal 2000 al 2008 e del 6% tra 2007 e 2008. Il suo contributo sulla capacità idroelettrica totale arriva a circa il dieci per cento.
Protagonista a livello locale
Il mini idroelettrico può dunque giocare un ruolo da protagonista a livello locale, per esempio nelle zone agricole, sfruttando i canali d’irrigazione per produrre energia elettrica. Sulla generazione distribuita sta puntando sempre di più il consorzio d’irrigazione e bonifica che opera sui 210mila ettari del comprensorio Est Sesia, tra Piemonte e Lombardia. È un’area specializzata nella coltivazione del riso, dove la rete irrigua principale conta 400 canali che si sviluppano per 1.700 km. Ci sono 27 impianti che producono circa 116 milioni di kWh l’anno di elettricità. Per quanto riguarda la Lombardia, il Piano d’azione per l’energia prevede di realizzare 93 impianti sugli acquedotti dei comuni montani (con una produzione media annua di quasi 60 GWh) e 106, di cui 18 già esistenti, sui canali irrigui, generando quasi 950 GWh l’anno.


















