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Ambiente
Il Parlamento europeo approva norme più severe sulle emissioni industriali
Le centrali a carbone più inquinanti saranno esentate dal provvedimento
08 Luglio 2010
Dopo due anni di polemiche e trattative il Parlamento europeo ha approvato, in accordo con il Consiglio dei ministri, la nuova direttiva sulle emissioni degli impianti industriali. Il testo stabilisce limiti più severi per l'inquinamento atmosferico ma offre ai governi nazionali una certa flessibilità nell'applicazione delle limitazioni per le centrali elettriche e la possibilità di sospendere le regole, a particolari condizioni, per un certo numero d'impianti. In particolare dovrebbero beneficiare delle deroghe le centrali a carbone più inquinanti (di cui sono ricchi paesi come la Germania), mentre le industrie saranno sottoposte a limiti più stringenti.

Più nel dettaglio. la Direttiva sulle emissioni industriali mira a migliorare la protezione dell'ambiente e della salute e a rendere le regole in materia più chiare e semplici da applicare. Il testo approvato aggiorna e riunisce sette diverse legislazioni, inclusa la Direttiva sui grandi impianti di combustione e quella sulla Prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (Ippc). Quest'ultima copre circa 52.000 impianti industriali e agricoli con grande potenziale d'inquinamento, dalle raffinerie agli allevamenti di maiali, che dovranno d'ora in poi utilizzare le migliori tecniche disponibili sul mercato (best available techniques o Bat) per ottimizzare le loro prestazioni ambientali al fine di ricevere il permesso di attività. Il testo approvato stabilisce inoltre limiti più severi per le emissioni di ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri a partire dal 2016. Deputati e governi nazionali si sono accordati anche sulla possibilità, per gli Stati membri, di utilizzare piani nazionali transitori per un certo numero d'impianti di combustione, inclusi quelli a combustibili fossili, e avere cosi tempo fino a luglio 2020 per conformarsi alle nuove regole.

Le nuove norme potrebbero invece non applicarsi mai a un certo numero d'impianti di vecchia data, nel caso questi cessino ogni attività nel 2023 o comunque effettuino 17.500 ore di lavoro dopo il 2016. Le nuove centrali elettriche ed energetiche dovranno invece conformarsi alle nuove regole entro il 2012. Gli Stati membri avranno la possibilità di applicare in modo flessibile tali regole solo se il livello complessivo di protezione ambientale sarà mantenuto invariato. I governi dovranno però dimostrare che i costi relativi all'applicazioni dei nuovi limiti siano sproporzionati rispetto ai benefici in termini ambientali, a causa di ragioni tecniche o circostante locali specifiche. Per evitare che tale flessibilità porti a una disapplicazione ingiustificata delle nuove regole, ogni decisione di questo tipo dovrà essere seguita da una valutazione d'impatto.

Holger Krahmer (gruppo Alde), relatore per il Parlamento, ha commentato: «Dopo oltre due anni di negoziati difficili, abbiamo raggiunto un compromesso che contribuirà a migliorare l'attuazione della direttiva. Rispetto alla situazione attuale, l'accordo offre maggiore chiarezza e condizioni eque in tutta Europa sui requisiti ambientali per gli impianti industriali. È però una tragedia europea che a un certo numero di centrali elettriche a carbone obsolete sarà permesso di inquinare per un altro decennio. Questo è anche gravemente iniquo nei confronti degli Stati membri che hanno agito tempestivamente per conformarsi ai requisiti».
 
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