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Le caldaie del futuro produrranno energia elettrica
Intervista
Le caldaie del futuro produrranno energia elettrica
È quanto prevede il progetto Crisalide, nato nell'orbita del distretto tecnologico Habitech
19 Luglio 2010
In Italia la costruzione di impianti da fonti rinnovabili incontra non poche difficoltà dal punto di vista autorizzativo e, non di rado, persino l'opposizione delle comunità locali. A questi problemi si aggiunge l'oggettiva difficoltà di individuare spazi adatti a ospitare centrali eoliche o fotovoltaiche di notevoli dimensioni in un territorio densamente popolato e antropizzato come il nostro. Se invece l'energia alternativa potesse essere prodotta direttamente dagli edifici pubblici e privati già edificati, tutti questi ostacoli non esisterebbero. In questa direzione si sta muovendo in Trentino il progetto Crisalide, attivato intorno al Distretto tecnologico Habitech, che punta sulla microcogenerazione a celle combustibili, in grado cioè di produrre calore ed elettricità grazie a una speciale caldaia di nuova generazione. Energia24.com ne ha parlato con Michele Gubert, project manager di Crisalide (nella foto).

Come nasce il progetto Crisalide?
Il progetto nasce nel 2009 per opera del sottoscritto e di Alberto Ravagni, amministratore delegato della SOFCpower, in seno a un tavolo del Distretto tecnologico Trentino (Habitech), una realtà che raggruppa circa 300 aziende che hanno come attività economica la relazione tra energia, ambiente e mobilità, per un totale di 8.000 addetti e 3 miliardi di fatturato. Habitech ci ha aiutato molto nel nostro progetto perché ha messo a disposizione il suo network di relazioni e ci ha permesso di rapportarci con i diversi livelli della Pa. Tornando a Crisalide, a partire da agosto-settembre del 2009 abbiamo iniziato a lavorare per la costruzione della tecnologia della microcogenerazione con la collaborazione di tutta la filiera, mettendo insieme centri di ricerca, multinazionali come Electrolux e Ariston e realtà artigianali.

In che cosa consiste la microcogenerazione a celle combustibili?
Esistono diversi metodi per realizzare le celle combustibili, che di per sé non costituiscono assolutamente una tecnologia innovativa: le pile a combustibile sono nate alla fine dell'Ottocento e si chiamavano pile a gas. In particolare noi utilizziamo la tecnologia a ossidi solidi, che si differenzia dal più noto fuel cell a idrogeno a bassa temperatura; le nostre celle sono invece ad alta temperatura ed elevata efficienza, caratterizzate da un rivestimento ceramico particolare, in pratica un microfilm che riveste una piastrina d'acciaio. Nel momento in cui il combustibile attraversa questa membrana viene anche insufflato dell'ossigeno; idrogeno e ossigeno così si accoppiano e - secondo una reazione elettrochimica - generano contemporaneamente calore ed elettricità.

Quali sono i vantaggi?
Questo procedimento consente di produrre energia elettrica a un costo inferiore ai 10 centesimi al kwh, ed è in grado di funzionare a gas metano ma anche a biogas e Gpl. C'è inoltre un risparmio notevole di Co2, perché nello stesso momento in cui si produce calore si genera anche energia elettrica, con un efficienza in regime combinato superiore all'85%. Le nostre celle possono essere adattate a qualsiasi tipo di caldaia di qualunque produttore. Un domani pensiamo che sarà possibile assemblare più celle e costruire delle centrali termiche più grandi, magari anche per conto terzi o con un nostro marchio.

Quanto potrebbe costare questa soluzione al cliente finale? Quando sarà disponibile sul mercato?
Al cliente finale questa soluzione potrebbe costare circa 2.500 euro, per un sistema standard da 2 kw termici e 1 kw elettrico. Per quanto riguarda la disponibilità sul mercato, c'è da ricordare che il progetto Crisalide si posiziona tra i primi 4 progetti al mondo di questo tipo, in Italia siamo addirittura gli unici ad applicare la tecnologia delle celle a combustibile. Ma sebbene i sistemi siano tecnicamente pronti, non possiamo ancora vederli sul mercato perché dobbiamo continuare la sperimentazione, così da garantire la durata e il funzionamento a lungo termine. Per raggiungere questo risultato ci vorranno almeno altri due anni di test. Attualmente siamo a circa 30mila ore di test effettuati in laboratorio e stiamo facendo anche i primi esperimenti sul campo in Comuni della provincia di Trento e su abitazioni private.

Una volta terminati i test quali potrebbero essere le conseguenze per il mercato energetico?
Il nostro sistema permetterebbe di rivoluzionare il sistema di produzione elettrica e fare moltissima efficienza nelle caldaie di casa. Basti pensare che in Europa ci sono circa 7 milioni di sostituzioni di caldaie l'anno; in Germania e Olanda il 95% di queste riguarda la sostituzione di caldaie tradizionali a combustione interna con quelle più moderne a condensazione. In Italia i numeri sono nettamente più bassi, si sostituisce al 15% ma in Trentino, grazie a un corretto sistema di incentivi, si sale all'80%, il dato migliore a livello nazionale. Le caldaie più innovative, però, sono quelle a microcogenerazione e, tra queste, le più avanzate sono a celle combustibili. Crediamo che nei prossimi anni queste ultime potranno arrivare a cifre ragguardevoli; questo vorrebbe dire creare impianti senza bisogno di valutazioni ambientali o autorizzazioni. Se infatti si riuscisse a diffondere sul territorio una rete di piccoli cogeneratori e a controllarli via software, si darebbe vita a degli impianti virtuali in grado di produrre quanto una grande centrale elettrica.

Il progetto Crisalide ha soltanto un'ottica locale?
Noi vogliamo creare un'industria innovativa, ci siamo insediati in Trentino per alcune condizioni favorevoli della ricerca e sviluppo, ma in prospettiva guardiamo senz'altro al mercato europeo. Pensiamo anche a una quotazione in borsa come i nostri competitor, tra cui l'americana Bloom Energy, che per un progetto simile al nostro è stata finanziata da nomi del calibro di Google ed Ebay.
 
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