
Tutto sommato, però, è possibile tirare un sospiro di sollievo, anche perché i primi mesi del 2009 lasciavano presagire un andamento decisamente più catastrofico: nel primo quadrimestre dell'anno, in particolare, gli investimenti erano scesi a quota 20 miliardi, contro i 28 dello stesso periodo del 2008. Già nel secondo e terzo quadrimestre il divario si era notevolmente ridotto, mentre gli ultimi quattro mesi del 2009 sono stati leggermente più positivi rispetto all'ultimo quadrimestre del 2008, in cui gli effetti della recessione avevano già iniziato a farsi sentire. La tendenza sembra essersi accentuata nei primi 3 mesi del 2010: la crescita anno su anno, rivela l'Unep, è stata nell'ordine del +70%.
Nel 2009 la flessione degli investimenti è stata provocata in parte dalla lentezza dei programmi pubblici di sostegno all'economia verde, annunciati in quasi tutti i paesi all'indomani della crisi finanziaria, ma che sinora hanno faticato a vedere concretamente la luce. Il dato finale è stato invece reso meno negativo dagli investimenti delle utility e di organizzazioni come la Bei (Banca europea degli investimenti), che hanno finanziato molti progetti di grandi dimensioni.
Il rapporto evidenzia comunque come alcune fonti rinnovabili abbiano patito la crisi molto più di altre: il solare fotovoltaico, in particolare, ha accusato una caduta degli investimenti finanziari addirittura del 27% rispetto al 2008 (scesi a quota 24 miliardi di dollari). Diverse le cause di questo tonfo. Innanzitutto il crollo dei prezzi dei moduli fotovoltaici (-50% in poco più di un anno) ha determinato un netto calo dell'entusiasmo degli investitori. La crisi creditizia, inoltre, ha rallentato non poco i finanziamenti verso questo comparto soprattutto in Europa e Nord America. Un effetto non trascurabile, inoltre, è arrivato dal drastico taglio degli incentivi in Spagna, che ha provocato una vera e propria fuga degli investitori da quello che era uno dei principali mercati europei.
La dinamica è stata invece del tutto diversa per l'eolico, che nel 2009 ha registrato 67 miliardi di investimenti finanziari, il 14% in più rispetto al 2008. L'energia del vento ha potuto beneficiare dell'avvio di nuovi progetti offshore nel mare del Nord; inoltre il settore è stato considerato da analisti e addetti ai lavori più maturo e privo di rischi rispetto ad altri comparti delle energie alternative. Bene anche le biomasse ( +14% e 11 miliardi di investimenti finanziari), mentre i biocarburanti hanno conosciuto una rovinosa discesa (-62%). Secondo l'Unep nel 2009 le banche hanno infatti finanziato ben pochi progetti legati ai biofuel; molte giovani compagnie brasiliane del settore hanno avuto a che fare con una situazione debitoria preoccupante. Per quanto riguarda la destinazione geografica degli investimenti, l'Europa mantiene la sua leadership (43,7 miliardi di dollari) ma è ormai tallonata da vicino da Asia e Oceania (40,8 miliardi rispetto ai 31,3 del 2008), mentre il Nord America perde terreno (da 33,3 miliardi ad appena 20,7). Positivo l'andamento del Sudamerica (14,6 miliardi) e del Medio Oriente (2,5 miliardi).



















