
E.On Climate & Renewables ha sviluppato la maggior parte (64%) dei 333 Mw collegati alla rete, davanti a Dong Energy (21%) e Vattenfall (11%). Per quanto riguarda i costruttori di turbine, Siemens ha fornito il 55% delle 118 già operative, per 183 Mw, seguita da Vestas (36% e 120 Mw) e Repower (9% e 30 Mw). Trovare i finanziamenti per progetti di ampie dimensioni continua a essere un problema rilevante per l'industria offshore, soprattutto per i singoli sviluppatori non riuniti in consorzi. «Prestiti da istituzioni pubbliche come la Banca europea per gli investimenti - ha ricordato Justin Wilkes dell'Ewea - sono indispensabili e hanno già supportato diversi progetti. Quest'aiuto deve essere ancora esteso».
Negli Stati Uniti nasce una nuova lobby del settore
Anche l'industria eolica statunitense sta cercando nuove vie per rilanciare i progetti offshore. È dei giorni scorsi la creazione di una nuova lobby del settore, l'Offshore wind development coalition. Il gruppo avrà sede a Washington e comprende, oltre all'associazione americana dell'eolico (Awea, American wind energy association), sette compagnie tra cui Apex Wind, Cape Wind e Deepwater Wind. Secondo l'amministratore delegato dell'Awea, Denise Bode, le turbine marine sono un ottimo investimento per vari motivi: in particolare, la potenza dei venti al largo delle coste americane e la presenza di numerose città costiere che consumano molta energia elettrica. Finora, tuttavia, l'associazione americana non è riuscita a far decollare l'interesse politico verso le fattorie del vento installate sul mare.
La nuova lobby è un tentativo per affilare le armi dell'Awea. Due sono le questioni più urgenti per l'industria eolica a stelle e strisce: definire incentivi stabili e duraturi per l'energia prodotta dalle turbine offshore e accorciare i tempi per ottenere le autorizzazioni dei nuovi impianti. Gli Stati Uniti possiedono un ottimo potenziale di energia eolica offshore, soprattutto nella regione dei Grandi Laghi e lungo la costa orientale. Ora ci sono circa 5mila Mw di progetti in corso di definizione; secondo il Dipartimento dell'energia, 50mila dei 300mila Mw di capacità installabile entro il 2030 potrebbero arrivare dalle centrali marine.


















