
La domanda potrebbe raddoppiare nel 2035
L'uranio commercialmente sfruttabile è salito a 6,3 milioni di tonnellate secondo il rapporto (+15,5% rispetto all'edizione precedente del 2007). Bisogna ricordare che il Red Book non ha censito tutte le riserve conosciute: per esempio, ci sono giacimenti in Russia e Australia il cui potenziale economico non è ancora stato valutato. Considerando solo i depositi citati dalle due agenzie, l'uranio dovrebbe bastare per almeno cento anni con gli attuali ritmi di consumo. Il nucleare potrebbe passare da 375 Gw di potenza installata nel 2009 a 500 o addirittura 785 Gw entro il 2035, facendo lievitare la domanda di uranio, che ora è di 66.500 tonnellate l'anno, a oltre 87mila tonnellate. Il consumo potrebbe addirittura più che raddoppiare (138mila tonnellate), se la potenza supererà i 700 Gw come nello scenario di maggiore crescita elaborato dalle due agenzie. Anche in questo caso, comunque, si esaurirà meno della metà delle riserve già rilevate.
Attività minerarie sempre più costose
«La sfida - si legge nello studio - è sviluppare le miniere in modo tempestivo e sostenibile all'aumentare della domanda di uranio». Il problema rimane principalmente quello dei costi: «C'è stata una rilevante riduzione dei depositi più economici, dovuta ai maggiori costi delle attività minerarie». Le spese per l'esplorazione e lo sviluppo delle miniere di uranio hanno sforato il miliardo e mezzo di dollari nel 2008 a livello mondiale (+133% rispetto al 2006); molti Paesi stanno cercando d'identificare nuovi giacimenti per soddisfare la richiesta di uranio dei prossimi decenni. Ciò potrebbe portare a successive esplorazioni e a stime più consistenti sulle riserve future di uranio. Senza contare che i reattori di ultima generazione potranno diminuire i consumi di questa materia prima, estendendo la sua disponibilità ben oltre i cento anni.


















