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In Europa si dovrà raccogliere l'85% dei rifiuti elettronici
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In Europa si dovrà raccogliere l'85% dei rifiuti elettronici
Voto unanime del Parlamento Ue sulla nuova direttiva Raee. L'Italia deve migliorare nel ritiro uno contro uno
27 Gennaio 2012
Alla fine il consenso è stato unanime: il Parlamento europeo ha approvato in sessione plenaria con 630 voti favorevoli e solo undici contrari (con quattro astenuti) la nuova direttiva sui rifiuti elettronici. Intanto in Italia è cresciuta la raccolta di elettrodomestici usati, come ha evidenziato Ecodom. Il consorzio ha superato le 86.000 tonnellate nel 2011 con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. Restano però alcuni problemi per il ritiro uno contro uno, entrato in vigore nel giugno 2010, che impone ai commercianti di ritirare gratuitamente un apparecchio elettronico obsoleto quando il cliente acquista un prodotto nuovo equivalente. Secondo il consorzio Ecolight, con questo sistema nel 2011 si sono accumulate 12.000 tonnellate di Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche).

I nuovi obiettivi europei
A livello europeo, si è dovuto mediare tra la proposta originale della Commissione e i rilievi del Consiglio Ue: il risultato è stato un obiettivo definito “ambizioso” ma “raggiungibile” dal relatore del testo, il popolare tedesco Karl-Heinz Florenz. Così entro il 2019 tutti gli Stati membri dovranno raccogliere 65 tonnellate di scarti, come elettrodomestici, telefonini e computer, per ogni cento tonnellate di nuovi prodotti immessi sul mercato nei tre anni precedenti. Oppure, potranno decidere di smaltire correttamente l’85% dei Raee complessivamente generati.

I passi intermedi
A questa scelta si arriverà gradualmente: c’è un traguardo intermedio fissato per il 2016, che prevede che la raccolta sia di 45 tonnellate per ogni cento distribuite nei vari canali commerciali. Secondo l’attuale direttiva, ogni Paese deve recuperare almeno quattro kg di Raee per abitante ogni anno. Significa due milioni di tonnellate sulle venti generate in Europa. Troppo poco per Bruxelles, considerando che nel 2020 il Vecchio continente produrrà circa dodici milioni di tonnellate l’anno di rifiuti elettronici. Se gli Stati membri saranno in grado di raccoglierne l’85% come votato dal Parlamento, si legge in una nota della Commissione, la quantità pro capite salirà a circa venti kg, per un totale di dieci milioni di tonnellate.

Lotta allo smaltimento illegale
«Il corretto trattamento dei rifiuti elettronici - ha commentato il commissario all’Ambiente, Janez Potocnick - è decisivo per prevenire danni alla salute umana e all’ambiente». Inoltre, il recupero dei Raee è essenziale per il riciclo «di materie prime di valore come oro, argento, rame e metalli rari, contenute nei nostri televisori usati, computer portatili e telefonini». Tanto che il commercio illegale del cosiddetto e-waste è molto fiorente, con esportazioni di spazzatura elettronica verso Paesi emergenti che smembrano e riciclano i vari apparecchi. La nuova direttiva cercherà di frenare questi traffici illeciti con opportune misure, per esempio incrementando i controlli sulle spedizioni navali. Nelle prossime settimane, il Consiglio Ue dovrà approvare il testo; dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, gli Stati membri avranno 18 mesi per adeguarsi alle norme europee.

Il ritiro uno contro uno deve sbloccarsi
Per quanto riguarda il ritiro uno contro uno nel nostro Paese, il presidente di Ecolight, Walter Camarda, ha segnalato le difficoltà di gestione, dovute soprattutto a lacune normative. C’è il nodo delle isole ecologiche, in cui dovrebbero confluire i Raee raccolti dai negozi; eppure, soltanto quattro piazzole comunali su dieci ritirano i rifiuti elettronici immagazzinati dai commercianti. Come se non bastasse, le altre isole raccolgono i Raee in piccole quantità e provenienti dal territorio di competenza. «È necessario che le isole ecologiche si aprano ai conferimenti della distribuzione e che la normativa sia modificata, portando il periodo massimo di stoccaggio da 30 giorni a tre mesi, in modo da raggiungere i quantitativi necessari per ridurre gli attuali ingenti costi di stoccaggio e di trasporto», ha spiegato Camarda. L’altro problema è la scarsa informazione ai cittadini, confermata dalla modesta raccolta di apparecchi come telefonini, frullatori, lettori dvd e così via. Per i grandi elettrodomestici come televisori e frigoriferi, infatti, spesso c’è la consegna a domicilio con ritiro automatico dell’usato, diversamente da quanto avviene per i dispositivi di minori dimensioni.
 
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