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L'immagine che ne emerge va in controtendenza rispetto a quella più accreditata di un Paese fermo se non prossimo alla recessione. Efficienza energetica nell'edilizia ed energie rinnovabili appaiono ancora una volta come i settori su cui iniziare a ricostruire una prospettiva di innovazione e sviluppo per la nostra economia.
Quanto agli aspetti più critici, secondo lo studio il quadro generale, pur in presenza di risultati positivi, non è entusiasmante: il Piano nazionale per l'efficienza energetica del 2011 prevede riduzioni consumi pari a 16 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, ben 12 Mtep in meno rispetto ai valori considerati per calcolare gli obiettivi delle rinnovabili al 2020. Inoltre, mancano proprio gli elementi che dovrebbero caratterizzare un piano organico di azione, ovvero: la definizione delle aree d'intervento al 2020, l'analisi dei risultati attesi, la presentazione degli strumenti necessari a raggiungere gli obiettivi e i relativi costi.
Da qui le proposte del Kyoto Club emerse durante la recente presentazione dello studio: «Prima di tutto sarebbe auspicabile iniziare a valutare le misure che consentirebbero di andare oltre la riduzione del 20% dei consumi, per non trovarci impreparati nel caso che si raggiungesse un accordo europeo volto ad alzare l'obiettivo della riduzione delle emissioni di gas che alterano il clima al 2020 dall'attuale 20%, al 25% o al 30%», dichiara Gianni Silvestrini, direttore scientifico dell'organizzazione. Le proposte di intervento sulle quali il Kyoto Club invita a ragionare appaiono quindi del tutto condivisibili, anche se non è del tutto chiarita la quantificazione dei costi e, soprattutto, come verrebbero ripartiti. E quindi: innalzarea 14 Mtep al 2020 gli obiettivi di risparmio per i distributori di energia elettrica e il gas attraverso un potenziamento e una semplificazione dei certificati bianchi; rendere strutturale la detrazione fiscale del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici; lanciare un piano pluriennale straordinario per l'edilizia pubblica che preveda il rinnovamento annuale del 3% del patrimonio edilizio pubblico, coinvolgendo anche le Esco; ridurre del 30% il livello massimo dei consumi energetici unitari nei nuovi edifici a partire dal 2015 e, infine, sbloccare il fondo rotativo di 600 milioni di euro per raggiungere gli obiettivi di Kyoto, istituito nel 2007 e mai attivato. Attività che avrebbero un effetto positivo sull'economia e sull'occupazione per il ruolo anticiclico che le misure sull'efficienza possono generare: «Secondo il Consiglio nazionale degli ingegneri, in Italia al 2020 si potrebbero occupare circa 600.000 unità nei diversi comparti grazie all'efficienza energetica», conclude Silvestrini.



















