Opinioni
Aiget: separare Eni da Snam non basta. Servono più gasdotti
Per abbassare le bollette italiane, l'associazione ritiene fondamentale aumentare la capacità d'importazione del metano
24 Gennaio 2012
Ben venga la separazione proprietaria tra Eni e Snam Rete Gas, contenuta nel decreto liberalizzazioni del Governo Monti. Ma non sarà il passo decisivo per abbassare le bollette pagate dalle famiglie e dalle imprese. Lo sostiene l’Aiget (Associazione italiana di grossisti di energia e trader) in una nota diffusa nei giorni scorsi, ancora prima dell’approvazione finale del decreto. Difatti Snam avrebbe agito finora “in maniera imparziale” in un quadro di regole tracciato dal parlamento (accogliendo il terzo pacchetto energia dell’Ue) e gestito dall’Autorità per l’energia e dal ministero dello Sviluppo economico. Ciò non toglie che ci sono diversi conflitti d’interesse, perché Eni controlla Snam e il Cane a sei zampe, a sua volta, è controllato principalmente dallo Stato che incassa i dividendi sulle tariffe del gas.
La cessione di Snam Rete Gas, però, è solo una piccola parte del problema. Difatti, quelli che l’Aiget definisce “i colli di bottiglia che strozzano il nostro mercato” sono i diritti inutilizzati per le importazioni di gas in Italia. È proprio Eni che detiene la maggior parte di questi diritti di transito; a poco è servito vendere la proprietà delle infrastrutture Tag e Transitgas a soggetti terzi. Il metano costa di più in Italia che in altri Paesi europei perché la capacità d’importazione è sottodimensionata, a tutto vantaggio dell’operatore dominante (Eni). Quali soluzioni? Secondo l’Aiget, bisognerebbe liberalizzare i diritti di trasporto del gas, imponendo la vendita della capacità inutilizzata e favorendo il potenziamento delle linee esistenti e la costruzione di nuove.