Per quanto riguarda il primo aspetto, fa notare AiCarr, il D.Lgs. 28/11 si basa sul concetto di energia finale, intesa come quella consumata dall'utente finale, mentre tutta la legislazione sull'efficienza è basata sul concetto di energia primaria. Il secondo problema è rappresentato dal fatto che alcune tecnologie (come il recupero di calore dall'aria espulsa e dalla condensazione dei gruppi frigoriferi) sono state escluse dalla definizione di fonti rinnovabili. Secondo AiCarr, invece, è importante che i decreti attuativi che andranno a rendere operativo il D.Lgs. 28/11 siano impostati in modo da favorire realmente il risparmio energetico, sostenendo tutte le tecnologie che consentano di raggiungere lo scopo. Per favorire l'adozione di un approccio di questo tipo il position paper affronta cinque punti strategici: il calcolo della quantità di energia rinnovabile sfruttata da sistemi con pompa di calore, i valori limite delle fonti pulite, con particolare attenzione al clima mediterraneo, il teleriscaldamento e la cogenerazione, la spesa energetica per il pompaggio dei fluidi e i biocombustibili. Dopo aver sottolineato le criticità relative a ciascun punto, AiCarr fornisce nel documento i suggerimenti per superarle.
« Il documento stilato - ha dichiarato il presidente di AiCarr, Michele Vio - è molto importante perché permette di fare chiarezza in un ambito complesso. Il nuovo Decreto deve infatti coordinarsi con la legislazione preesistente sull'efficienza energetica, ma rispetto a questa ha un'impostazione differente in merito al calcolo dell'efficienza energetica e questo potrebbe causare confusione. AiCarr, oltre ad aver proposto la soluzione a questo problema, ha anche cercato di mettere in rapporto le novità normative introdotte con il clima mediterraneo del nostro Paese».



















