
Cosa dicevano questi commi? I primi 2 - a parte una serie di eccezioni - impedivano l'accesso agli incentivi agli impianti con potenza non superiore a 1 MW e che occupavano più del 10 per cento della superficie del terreno agricolo. In più, il comma 6 concedeva un anno di tempo (dunque sino a marzo 2012) ai produttori per mettere in esercizio gli impianti fotovoltaici a terra in area agricola, il cui iter autorizzativo fosse già avviato. Secondo Anie/Gifi, Aper, Assosolare e Asso Energie Future, la cancellazione di questi commi costituisce una vera e propria norma anti-fotovoltaico, poiché «l'abrogazione di questa norma transitoria getta nel panico i produttori i quali, avendo già sostenuto tutti i costi per la realizzazione degli impianti, che non sanno ora se mai potranno ricevere un incentivo per gli impianti prossimi a entrare in esercizio».
In realtà, a una prima lettura del testo definitivo del Decreto liberalizzazioni, appare difficile che gli impianti con iter autorizzativo già avviato (e ormai in via di allaccio) possano perdere il diritto al sussidio, considerato che il comma 2 dell'articolo 65 fa salvi gli incentivi per gli impianti “che hanno conseguito il titolo abilitativo entro la data di entrata in vigore del presente decreto o per i quali sia stata presentata richiesta per il conseguimento del titolo entro la medesima data”. Quello che potrebbe succedere, piuttosto, è che, essendo stati stralciati i vincoli della potenza inferiore a 1 MW e del 10%, anche impianti con caratteristiche superiori potrebbero beneficiare degli incentivi, a patto che abbiano già iniziato l'iter ed entrino in esercizio entro un anno.



















