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Le associazioni: con questi incentivi il Governo ucciderà le rinnovabili
Lettera di Anev, Anie e Aper contro la bozza del provvedimento attuativo del Dlgs 28/2011. Tra i punti critici le aste al ribasso e la riduzione delle tariffe
27 Gennaio 2012
Le associazioni italiane delle rinnovabili guardano con timore crescente al provvedimento attuativo del decreto legislativo 28/2011 sugli incentivi alle fonti alternative - fotovoltaico escluso - per la produzione di elettricità. Anev, Anie e Aper hanno inviato nei giorni scorsi una
lettera al Governo per segnalare i punti critici della bozza del decreto, che dovrebbe regolare i sussidi statali alla produzione verde nei prossimi anni. Secondo le associazioni, il testo proposto dall’esecutivo potrebbe infliggere un colpo mortale alla diffusione delle rinnovabili nel nostro Paese, avendo escluso completamente le indicazioni fornite dalle imprese del settore. Innanzi tutto, si legge nella lettera, il budget annuale di 6-7 miliardi previsto dal precedente Governo si è ridotto a circa cinque. In secondo luogo, Anev, Anie e Aper hanno criticato la riduzione dell’incentivo minimo in caso di asta (sceso al 50% della base delle contrattazioni). Il decreto 28/2011, lo ricordiamo, introduce un sistema di aste al ribasso per assegnare gli incentivi agli impianti di taglia superiore ai sei MW, entrati in esercizio dopo il 31 dicembre 2012.
Poi ci sono le penali giudicate eccessive per gli eventuali ritardi nella messa in funzione degli impianti, «specialmente se si tiene conto dei lunghissimi e imprevedibili tempi dei procedimenti autorizzativi». Il sistema delle aste, inoltre, «determina una grave incertezza sull’esito dei relativi investimenti, impedendo una corretta pianificazione, a scapito soprattutto delle imprese di piccole e medie dimensioni». Se aste dovranno essere, che riguardino soltanto gli impianti da almeno 50 MW di potenza, senza coinvolgere quelli di taglia inferiore. Un altro punto dolente è la riduzione complessiva delle tariffe per l’elettricità generata da tutte le fonti alternative, riduzione che secondo le associazioni «fermerà lo sviluppo del settore».