Come ricorda Ronchi, il target di emissioni di CO2 previsto da Kyoto per l' Italia è di 485,5 Mton (Mega tonnellate, milioni di tonnellate), cui si devono aggiungere 10,2 Mton di CO2 di assorbimenti e 1,1 Mton derivanti dai meccanismi flessibili, che portano il totale delle emissioni previste dal Protocollo a 496, 8 Mton CO2. Dopo un 2008 in crescita, la tendenza italiana è stata verso la diminuzione, certamente influenzata dalla crisi economica, con l'eccezione del 2010: 491,7 Mton nel 2009, 502, 6 Mton nel 2010 e una stima di 485-490 Mton nel 2011, basata sia sui dati provvisori dei consumi energetici, sia sulle flessioni nei consumi dei trasporti e dell'industria nella parte finale dell'anno, sia sul significativo incremento della produzione di elettricità da fonti rinnovabili.
«I dati dei trend in atto - osserva Ronchi- indicano quindi una tendenza, almeno nei 3 anni compresi fra il 2009 e il 2011, ad un livello di emissioni dell'Italia in linea con il suo obiettivo per il Protocollo di Kyoto. Non è da escludere che una più consistente riduzione delle emissioni che risultasse dal consuntivo finale del 2011 e un proseguimento della riduzione anche nel 2012, possano consentire di assorbire anche l'aumento del 2008».
Ronchi osserva però che l'impegno di riduzione delle emissioni previsto da Kyoto è limitato e in realtà poco ambizioso: la vera sfida, quindi, è quella che ci attende di qui al 2020, quando bisognerà andare ben oltre il "vecchio" Protocollo. «Per il 2020 - sottolinea Ronchi - dobbiamo affrontare obiettivi, europei, del pacchetto 20-20-20 più impegnativi, che, per le emissioni potrebbero essere anche aumentati al 30%. Se teniamo presente questo quadro, e quello più a lungo termine dal 2030 al 2050, i trend attuali dell'Italia, benché in linea con Kyoto, vanno rivisti con politiche e misure ben più coraggiose».















