Biocarburanti e bioliquidi, lo ricordiamo, sono ricavati dalle biomasse: i primi si utilizzano nei trasporti (come il biodiesel o l’etanolo), mentre i secondi servono prevalentemente a produrre energia elettrica o termica, per esempio il biogas. Il problema evidenziato dalla lobby del settore è la difficoltà nell’applicare le misure previste dal decreto, considerate eccessivamente dispendiose. Il decreto, inoltre, impone «delle scadenze impossibili da rispettare, a causa dei ritardi nella pubblicazione degli strumenti normativi e del mancato coinvolgimento degli operatori», si legge in un comunicato dell’Aper.
L’obiettivo del Governo è assicurare la sostenibilità di biocarburanti e bioliquidi; significa rispettare determinati parametri sulla riduzione delle emissioni inquinanti, la provenienza delle materie prime (quindi la tracciabilità dell’intera filiera), l’utilizzo dei terreni agricoli e così via. Il Sistema nazionale dovrebbe funzionare attraverso società di certificazione indipendenti, precedentemente accreditate a svolgere queste attività. Troppi oneri per le imprese, sostiene però l’Aper, che ha ricordato gli altri punti critici per le bioenergie. Il calo degli incentivi (-22% per tutte le fonti), il “brusco rialzo” dei prezzi delle materie prime per approvvigionare gli impianti, l’accisa sull’energia termica generata dalle centrali a biomasse.
«Condizioni, queste, che hanno messo in ginocchio le aziende del settore, che rischiano adesso di non rialzarsi più», scrive l’Aper. Con circa 600 MW di potenza installata, oltre 100 impianti e un’occupazione di circa 5.000 persone, incluso l’indotto, l’industria delle bioenergie secondo l’associazione va tutelata, anche perché in massima parte frutto del made in Italy. Nella situazione attuale, termina il comunicato, «il comparto dei bioliquidi è destinato a scomparire».















