
Su questo tema si è concentrato il workshop del Forum di innovazione digitale che ha riunito attorno a un tavolo alcuni dei maggiori protagonisti del settore. Roberta Bigliani, research director di Energy Insights (società di Idc), ha puntato il dito sul comparto It, ma non indicandolo quale responsabile, come pure è, del 2% delle emissioni globali di Co2: «Meglio pensare - ha commentato - al rimanente 98% e a quanto l'Ict possa fare per rendere più green il nostro modo di agire come aziende e consumatori».
«L'information technology - ha aggiunto David Orban, WideTag - può e deve essere la soluzione. L'approccio ideale quindi è quello della “energy litteracy” o alfabetizzazione energetica: è fondamentale che inizi a crearsi la percezione che gli stili di vita devono cambiare. Quindi il nocciolo della questione è la spinta culturale, che diventa poi politica». Dal canto loro, le aziende sono in grado di fare molto.
C'è chi, come Samantha Charalambous di Hp, è convinto che la soluzione migliore sia «essere i migliori clienti di se stessi», adottando tecnologie e misure in grado di generare un effettivo risparmio energetico e quindi economico. C'è chi, come Oscar Gridavilla di Oracle, crede che la parte più dispendiosa sia la logistica, i cui consumi potrebbero essere facilmente ridotti con l'ottimizzazione dei carichi, «ma è solo un esempio, perché la strada maestra è fare sistema». Le aziende dovrebbero spingere tutte in un'unica direzione e fare leva su alcuni aspetti che potrebbero fare la differenza.
Secondo Andrea Martino, direttore centrale regionale acquisti di Lombardia Informatica, «la vera sfida è influenzare domanda e offerta. L'acquirente deve richiedere maggiore qualità anche in termini di risparmio energetico. Vale ancor di più per la Pubblica amministrazione che dovrebbe dare il buon esempio, ma è penalizzata dai costi e gode di pochi incentivi».
C'è poi tutto un discorso da fare sulla tecnologia. La parola d'ordine è «miniaturizzare con i metamateriali - ha affermato Mauro Buratto di Alcatel-Lucent -, che consumano meno e hanno meno impatto». Ma non c'è solo la tecnologia innovativa: «Basterebbe quella vecchia - ha aggiunto Alberto Bazzan, vice presidente di Natural Step Italia -, perché di prodotti efficienti ve ne sono. E' importante monitorare i consumi e le aziende stanno iniziando a farlo dopo il recente picco del petrolio».



















