Il piano è controverso perché l'Australia possiede un elevato tasso di emissioni pro capite, dovuto alla sua dipendenza dal carbone. Parallelamente, il paese deve fronteggiare numerose emergenze ambientali, tra cui gli effetti dei cambiamenti climatici sul fragile ecosistema della barriera corallina. I tentennamenti della politica australiana si leggono negli obiettivi del piano: il traguardo principale rimane il prudente -5% di Co2 nel 2020 rispetto ai livelli del 2000, già sancito nel Libro Bianco del dicembre 2008.
Gli obiettivi più ambiziosi sono legati a doppio filo alle decisioni internazionali in tema di clima e inquinamento. L'Australia s'impegna così a ridurre la Co2 fino al 15%, se le principali economie mondiali si accorderanno per un programma equivalente. La percentuale massima (-25% nel 2020 sui livelli del 2000), scatterà solo in caso di un patto mondiale per stabilizzare i gas serra in atmosfera a 450 ppm di Co2 equivalente nel 2050. Il governo laburista s'incamminerà sulla strada del -25% a condizione che ci siano gli altri paesi ad accompagnarlo: fari puntati, allora, sul vertice di Copenhagen del prossimo dicembre.


















