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I perché del no al vento
Dove nasce la contestazione all'energia prodotta dal vento? Innanzi tutto, l'Epaw ritiene che il contributo dell'eolico alla riduzione della Co2 sia insignificante, perché entrano in gioco anche le centrali termiche, necessarie per integrare l'elettricità generata dalle turbine (intermittente come il vento). In secondo luogo, la crescente potenza eolica mostra che le reti attuali sono insufficienti a gestire il flusso di energia. È necessario, infatti, realizzare nuovi collegamenti tra i parchi eolici e le reti nazionali e incrementare la capacità delle linee ad alta tensione. Con il rischio, speculare a quello dei vuoti per l'intermittenza del vento, che una centrale debba essere chiusa (come accaduto di recente in Spagna) per un eccesso di produzione rispetto alla domanda elettrica. Difatti, è più facile disattivare una centrale eolica rispetto a una termica o nucleare.
Un mercato artificiale
Poi l'Epaw denuncia l'eccessiva dipendenza dell'eolico dai sussidi pubblici, bollando come “artificiale” il mercato di questa fonte rinnovabile, incapace di sostenersi con le proprie forze e quindi teoricamente non redditizio. L'aiuto pubblico, invece, avrebbe permesso alle aziende eoliche di accumulare ingenti fortune, senza adeguati benefici per le popolazioni interessate dai nuovi impianti. Infine, l'Ong critica gli effetti negativi dell'eolico sul paesaggio, per la distruzione di ambienti naturali. Così l'Epaw esorta la Commissione europea a incaricare un gruppo di esperti indipendenti di redigere uno studio per ciascun punto.
La necessità di un bilancio obiettivo
In primis un bilancio ambientale, che esamini le emissioni di Co2 scaturite dalle varie attività per realizzare un parco eolico (dall'installazione allo smantellamento delle turbine, passando per il funzionamento delle centrali termiche). Analogo discorso sul versante dei costi, diretti e indiretti, dell'intera filiera dell'eolico; il documento dovrebbe analizzare le sovvenzioni pubbliche, le tariffe “feed in” e gli sgravi fiscali per i produttori, oltre ai costi per il potenziamento delle linee ad alta tensione e delle reti nazionali. Si chiede, infine, un bilancio sociale (ad esempio sul valore della terra e degli immobili vicino alle centrali) e uno ambientale, sulla degradazione degli habitat naturali e l'inquinamento del suolo e delle falde freatiche, dovuto all'uso di lubrificanti e detergenti per la manutenzione delle pale.


















