
I benefici ambientali, come ha ricordato in una nota il commissario europeo all'Energia, Andris Piebalgs, vanno a braccetto con quelli economici, anche considerando i nuovi occupati al netto dei lavoratori persi in altri settori energetici tradizionali. In quest'ultimo caso, infatti, i colletti verdi in più saranno circa 410mila, con una crescita della ricchezza pari allo 0,24% del Pil europeo. Nel 2005, le rinnovabili impiegavano già quasi un milione e mezzo di persone, generando un valore aggiunto di 58 miliardi di euro.
Per tagliare il traguardo del 2020, però, l'Ue dovrebbe adottare misure più efficaci. Difatti, uno scenario “business as usual” condurrebbe a una quota delle rinnovabili nel consumo finale di energia pari al 14% nel 2020 e al 17% nel 2030. La politica attuale di Bruxelles per lo sviluppo dell'energia pulita, quindi, è ancora troppo pigra. Il beneficio economico, in termini di Pil e occupazione, si fermerebbe rispettivamente a 99 miliardi di euro e 2,3 milioni di nuovi impiegati. «Tecnologie più innovative in settori come il fotovoltaico, l'eolico “off-shore”, il solare termico a concentrazione e i biocarburanti di seconda generazione, richiedono un maggiore sostegno finanziario nel breve termine, ma rappresentano la chiave per centrare l'obiettivo Ue del 2020», spiega così una nota del rapporto.



















